Spam o Email Marketing?

Spam o Email Marketing? Perché siamo quotidianamente sommersi da email non volute? 

Questo articolo nasce da una domanda che mi è stata fatta qualche giorno fa e che credo siano in tanti a farsi.  Infatti tutti ci troviamo a dover gestire quotidianamente valanghe di email che NON abbiamo richiesto, oppure che NON ci interessano o che ci potrebbero interessare ma che ancora NON abbiamo mai richiesto!

” A me arrivano solo email di pubblicità sulle diete. Devo querelarli o mi arrivano in base alle mie ricerche di quando mi sento grassa? E poi, chi ha dato loro i miei dati?”.

In parte è vero che riceviamo certi contenuti sulla base di ricerche che abbiamo fatto online e sull’interesse che abbiamo dimostrato verso certi prodotti o servizi, ma la domanda che ci dobbiamo porre è ho mai chiesto informazioni su questi prodotti o servizi? Ho mai dato il consenso affinché venissero utilizzati i miei dati e ho mai dato il consenso per far si che mi bombardassero di email dal contenuto commerciale?

Mentre la domanda che si dovrebbero porre sia gli addetti del settore che chi fa questi invii di email non volute, è la seguente: quanto è utile o efficace questa condotta per il marketing dell’azienda che lo pone in essere?

Di questi argomenti vado ghiotta assai, perché il marketing e la sua applicazione sul web si incontra – e si scontra- con l’aspetto legale che in troppi, ahimè, sottovalutano!

Partiamo da un concetto che ci deve essere chiaro, ovvero che cos’è lo Spam? Lo spam non è altro che l’invio di posta indesiderata. Avviene spesso anche nelle nostre cassette postali in casa, quando riceviamo materiale cartaceo che non ci interessa e che non abbiamo mai richiesto. Tuttavia, quando accade nella nostra casella di posta elettronica si percepisce come molto più pericoloso ed effettivamente lo è. Perché? Perché lo spamming può portare contenuti porno nel nostro pc e virus, ecco che quando si arriva a questo punto il problema diventa serio!

Vi do un dato sul numero di email indesiderate che vengono inviate ogni giorno! Su 480 miliardi di email inviate ben 420 miliardi sono email di Spam! 

Ciò serve quanto meno ad avere un’idea sulla portata del fenomeno.

Ora vado a rispondere alla domanda che mi è stata fatta, ovvero “ma queste persone dove prendono i miei dati, chi glieli ha dati?”

C’è un’attività che facciamo quotidianamente ed in maniera inconsapevole, ed è quella di lasciare ovunque i nostri dati, compreso l’indirizzo email. Lo facciamo per avere la tessera per la raccolta bollini nei super mercati, lo facciamo quando ci registriamo su un forum per partecipare ad una discussione che ci interessa, lo facciamo in diversi siti internet spesso convinti che in cambio ci venga regalato davvero qualcosa (e spesso poi ci troviamo ad aver stipulato abbonamenti che non volevamo) e via dicendo.

Questi dati vengono rubati dagli spammer attraverso dei programmi automatici che raccolto milioni di indirizzi, oppure venduti al miglior offerente.

Ecco la ragione per la quale la tua casella di posta è piena di messaggi che non desideri.

Può capitare che tu riceva email dal contenuto che, almeno apparentemente, sembri corrispondere ai tuoi interessi. Resta il fatto che se tu non hai rilasciato l’email a quel mittente e non hai espresso il consenso all’utilizzo per fini commerciali e al trattamento dei tuoi dati (come previsto dal Decreto Legislativo 196 del 2003), questa sia una condotta illegale o quanto meno non corretta.

Infatti, come chiarito dal Garante della Privacy (organo pubblico volto alla tutela della privacy):

Come è noto, la manifestazione del consenso da parte del soggetto interessato costituisce uno dei principi cardine del trattamento dei dati personali nel settore privato ai sensi del citato art. 23 del Codice. Sulla base di tale norma, l’Autorità ha sempre evidenziato come tale requisito debba essere inteso in termini selettivi, ovvero nel senso della necessità di un consenso specifico per ogni finalità perseguita dal titolare del trattamento, distinguendo, ad esempio, tra profilazione e marketing, anche nel rispetto dei principi sanciti dall’art. 11 del Codice.

Detto in parole povere: il consenso dev’essere espresso sempre e dev’essere specifico in base alla tipologia di trattamento che il responsabile dei dati (ovvero colui che li chiede e li raccoglie) deve fare distinguendo tra profilazione dell’utente e marketing (quindi per finalità commerciali).

Non tutti lo fanno in maniera specifica, oppure alcuni richiedono il consenso nel modo giusto e stabilito dal decreto ma poi è probabile che cedano comunque i dati a terzi.

C’è un modo per prevenire lo Spam? In realtà ce n’è più di uno:

  1. non diffondere online il tuo indirizzo email in maniera poco consapevole o azzardata;
  2. leggi sempre le regole relative alla prestazione del consenso e alla tutela della privacy;
  3. prova ad utilizzare i filitri anti-spam
  4. non rispondere allo spam;
  5. non cliccare su link di cui non sei certo della provenienza e del contenuto

*Per maggiori informazioni sull’aspetto legale o per eventuali azioni di tutela dei propri dati ti consiglio di consultare questa pagina http://www.garanteprivacy.it/spam 

Ora passiamo alla parte cosiddetta “markettara” e quindi vediamo cosa comporta per un’azienda inviare email a persone che

1) NON hanno dato il consenso;

2) come conseguenza del primo punto, NON sono interessate al tuo prodotto o servizio.

E’ ASSOLUTAMENTE SCONSIGLIATO POICHE’ CONTROPRODUCENTE!

C’è un solo modo per fare email marketing in maniera efficace oltre che corretta e nel rispetto delle regole (sia di legge che della netiquette) e consiste nel creare un data base di contatti di clienti che già hai e che ti hanno lasciato volutamente e consapevolmente il loro indirizzo email; oppure attraverso un strategia di web marketing per la quale (attraverso annunci sponsorizzati su Facebook, Landing Page, form sul tuo sito internet, iscrizione alla News Letter) raccogli un numero – talvolta anche ampio- di contatti interessati al tuo prodotto o servizio, che magari desiderano sapere di più sulla tua azienda e che hanno compilato un form con la clausola del consenso.

Esempio form consenso

Queste persone quando riceveranno la tua email non diranno “ma chi è questo? che vuole?” e anche se un domani dovessero decidere di cancellarsi dalla tua lista, lo faranno perché probabilmente non saranno più interessati a seguirti.

Questo sistema ti porterà nel tempo a coltivare questi contatti, a far si che i nuovi membri della lista diventino clienti e che i clienti che hai già si possano fidelizzare.

Al di fuori di questo sistema, qualsiasi invio a contatti di un data base non pulito, con indirizzi che non hai richiesto nella maniera corretta ti servirà a ben poco in termini di conversione (ovvero di trasformazione del contatto in cliente) o anche solo di apertura delle tue email (altro dato che si tiene in considerazione quando si crea una campagna di email marketing).

Ho trovato una ricerca interessante su incertezze e consapevolezze da parte delle aziende europee sull’argomento Spam, questi sono i due dati più interessanti:

  • il 29% delle aziende intervistate, ha affermato di avere ad un certo punto interrotto, negli ultimi cinque mesi, l’invio di UCE (unsolicited commercial e-mail) a coloro che non sono clienti;

  • il 54% delle imprese che hanno contribuito all’indagine, afferma di tenere in considerazione il rapporto con persone che hanno dimostrato interesse verso un certo prodotto e hanno fornito i loro recapiti al contatto, perché anche se non hanno ancora effettuato acquisti, ritengono che si tratti di una relazione commerciale attiva. Quindi, inviare e-mail commerciali a questi destinatari non è considerato invio di spam. (FONTE)

Ricorda inoltre che l’invio di email non gradite potrebbe incidere negativamente sulla reputazione della tua azienda.

Spero di esserti stata utile e di aver chiarito i tuoi dubbi sulla questione spam, tutela dei dati personali e email marketing.

Se questo articolo ti è piaciuto fammelo sapere e condividilo con i tuoi contatti.

 

Paola

 

 

 

 

 

Leave a Comment